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Un corno al virus e senza nemmeno chiedergli scusa

Quale differenza c’è tra eccitarsi e avere piacere? In apparenza sono due concetti simili, ma in realtà sono molto differenti. Premesso che non è indispensabile l’intimità fisica (quella è un passo successivo e solo se vi è il desiderio comune di condividerla), è sufficiente, invece, quella mentale, che scaturisce dalla naturale empatia esistente tra due persone, uomo e donna. Un’empatia che non dipende dalla frequenza dei loro incontri, o contatti, ma dalla loro qualità.

Avere piacere è una condizione generale e, forse, generica. Molti aspetti possono dare piacere: un complimento, un apprezzamento professionale, un riconoscimento estetico, del tipo: «Ti trovo bene», «Stai proprio bene», «Come sei elegante».  La persona che le riceve prova piacere, vive una sensazione gradevole, si crogiola perfino nei complimenti ricevuti che, se benaccetti, la aiutano ad andare avanti con un sorriso.

Eccitarsi è un concetto diverso; mentre il provare piacere tocca la sfera personale a un livello, in fondo, superficiale – si dice che la pelle abbia sette strati, diciamo che sfiora, a malapena, il secondo o il terzo – l’eccitazione coinvolge, invece, le corde più intime di una persona. Non si tratta più di un apprezzamento generale e generico, ma diventa personalizzato. Presuppone che la donna (o l’uomo), conosca, o abbia intuito, le caratteristiche nascoste dell’uomo (o della donna) che ha davanti, le quali, per essere stimolate, hanno bisogno di una sferzata più incisiva del semplice complimento. È, insomma, un atteggiamento mirato e personale.

Se una donna, ad esempio, si rivolge a un uomo con toni imperativi, del tipo: «Lo vedi quello che ti faccio!» Ecco, questo è un imperativo che può regalare una straordinaria dose di eccitazione. Significa che la donna ha ben compreso le caratteristiche più recondite dell’uomo che ha di fronte e inizia a smontarlo.

Le corde si allentano e i veli cadono. L’animale donna conferma di essere più forte dell’animale uomo. L’eloquio di lui comincia a frantumarsi in una minutaglia di frasi prive di senso, accompagnate da un sorrisetto compiaciuto e intimorito. Lei lo guarda dall’alto in basso. Qui emergono i limiti maschili. L’uomo non deve provare vergogna a essere dominato. È una condizione bellissima e stimolante. Si tratta di un appagamento profondo, insieme intellettuale e spirituale, che proietta in una dimensione adulta del piacere.

Un corno al virus, insomma, e senza nemmeno il bisogno di chiedergli scusa.